Due giorni del LAZIO 1996: primavera di Novembre Nonostante l'infaticabile volantinaggio svolto dagli orientisti romani ai Campionati Italiani di Gallio, si sono viste due sole tute nordiche alla partenza della 2 Giorni del Lazio: CRAL TT Torino ed Erebus Vicenza. A tutti gli altri, rimasti quassù tra le prime nebbie, si può solo dire "Ragazzi, che cosa vi siete persi!". Da orientista della domenica, attento al paesaggio e disattento alle lanterne, non mi avventuro in commenti tecnici, riporto solo le impressioni della mia vacanza romana. Sabato 2 Novembre: con la cortesia di Goffredo Biserna, che mi fa da autista, entriamo in Subiaco attraverso una porta pontificia, ed è subito Storia. Qui Nerone prendeva il fresco nella sua villa e più tardi, nella rocca che sovrasta il paese, la piccola Lucrezia Borgia si esercitava avvelenando le sue bamboline. Usciamo dal villaggio di pietra grigia ed entriamo in cartina. I primi rilievi sono da ascrivere a san Benedetto e santa Scolastica, che trovarono il terreno favorevole per insediarvi due impianti, stabili e tuttora in uso. La gara è pomeridiana, c'è tutto il tempo per iscrìversi, concentrarsi, riscaldarsi e, soprattutto, imparare i misteri della "corsa di orientamento a grappoli", diabolica invenzione di .... (si dice l'invenzione ma non l'inventore). In poche e povere parole, le sedici lanterne sono racchiuse entro quattro zone. Ogni zona ha tre o quattro lanterne che il concorrente deve punzonare in sequenza libera, TUTTE TRANNE UNA A SCELTA, e qui sta il sublime godimento. È così che mi sono sorpreso a parlarmi da solo, con rapida assimilazione della parlata locale: "Mò questa me la posso puro salta". Il gioco è facile, se non trovi una lanterna, basta saltarla. Può anche succedere a qualcuno di pascolare a lungo tra i grappoli, indeciso su quale lanterna saltare (l'asino di Buridano). Dopo questo doveroso riferimento autobiografico, un non meno doveroso GRAZIE agli organizzatori: gara stupenda, natura stupenda, i colori dell'autunno e il clima di primavera. Se proprio deve interessare, in classifica ho raggiunto i miei consueti obiettivi: primo, arrivare, secondo, non arrivare ultimo. Domenica 3 Novembre: dagli Appennini a Mentana. Dal ritrovo si vedono i Casali di Mentana. È di nuovo Storia: Garibaldi contro i fucili chassepots dei franco-pontifici. Oggi si corre a staffetta. Trentatre staffette per tre. Gli organizzatori (cito per tutti quelli che conosco, Roberto Moretti al megafono, Gerì Steve in tenuta agropastorale, Priscilla Pisani ninfa dei Monti Tiburtini), sapendomi orientisticamente single (mia moglie aveva puntato la bussola sulla Cappella Sistina), mi associano a due gentili signore: saremo dignitosamente seconde/i tra gli Open. Si corre nei boschi del Parco Trentani. Due valloni popolati di querce e rovi e, a cavallo tra i due, la sorpresa di un lungo promontorio "giallo" di erbetta accuratamente rasata dal pascolo di cavalli, pecore e vacche dalle corna smisurate. All'arrivo, come sempre, qualcuno contesta il tracciato "troppo lungo" (si dice il tracciato ma non il tracciatore). Io ribadisco la mia totale incompetenza tecnica, e mi limito a dire, e non è poco, che mi sono divertito un mondo. E tanto di cappello all'organizzazione, amichevole e impeccabile, allo speaker, alle ragazze del ristoro (té e uvetta), alle docce calde. Del trofeo Elisa Sciamanna, mi resta infine la maglietta-ricordo, che sarò costretto a regalare a mia figlia. Elisa, appunto.