Doping 2000

 

Ormai con scadenza annuale il doping piomba sulle prime pagine dei giornali sconvolgendo il mondo sportivo e la comunità civile. 
Ciò che era accaduto al Tour de France nell'estate del 98 aveva dimostrato come le autorità sportive nazionali ed internazionali non fossero in grado di garantire un controllo antidoping efficace ed emerse la necessità di un intervento dello Stato sia a livello legislativo che di controllo.
Le inchieste giudiziarie intraprese in relazione al cosiddetto caso Zeman oltre a rafforzare le convinzioni emerse dalla vicenda Tour, avevano svelato come le pratiche Doping e l’uso sconsiderato di farmaci non erano limitati a pochi sport ma si erano ormai diffusi a macchia d’olio.
Era emerso inoltre come il meccanismo di controllo antidoping fosse colpevolmente inefficiente e come strutture universitarie con i soldi dello Stato e le sovvenzioni del CONI ormai da decenni sperimentassero l’efficacia delle metodiche Dopanti.
Tutto questo terremoto ha prodotto solo il rimescolamento dei vertici del CONI ed il lancio dell’iniziativa “io non rischio la salute” che chiede agli atleti di accertare controlli del sangue e delle urine per accertare la propria buona fede.
Al contrario della Francia stiamo ancora aspettando una legge sulla prevenzione dal Doping che permetta finalmente di punire i responsabili e che dia allo stato i poteri per poter effettuare i controlli necessari. Ma cosa ancor più sconcertante stiamo ancora aspettando dei colpevoli da una delle decine di inchieste nate dal tam-tam dei giornali. L’era di mani pulite è ormai lontana.
Il caso Pantani per noi sportivi è stata la sola conferma che la maggior parte dei ciclisti compia strani riti propiziatori che li obbliga, come da loro dichiarato, a controllare più volte al giorno l’ematocrito. Pantani con le sue grandi imprese aveva risvegliato un euforia rievocando in noi tutte quelle immagini sportive e non che ci suscitano dei sentimenti veri. Il segreto dello sport sta proprio nelle emozioni che riesce a suscitare e il caso Pantani ha incrinato proprio quei sentimenti che ci aveva scatenato.
Le notizie di questi giorni sono ancora più sconvolgenti. In 61 Atleti italiani di alto livello sono stati evidenziati concentrazioni plasmatiche di ormone della crescita (GH) notevolmente più elevate dei cosiddetti limiti superiori della norma. Tra questi compaiono 5 medaglie d'oro di Sidney e 8 atlete della nazionale di pallavolo femminile.
Zeman aveva fatto capire come questo fenomeno si era ormai diffuso in molti sport, ma ora, se queste notizie venissero confermate, appare evidente come le pratiche doping in Italia non vengano praticate occasionalmente ma sono organizzate e coordinate ad alti livelli.
E' indubbio che all'interno del C.O.N.I. e dello Stato è in atto una battaglia tra chi questo problema lo vuole affrontare e chi vuole continuare a gestire l'illecito.
L'iniziativa "Io non rischio la salute", voluta fortemente dal C.O.N.I., è stata determinante, con i suoi controlli ematici a sorpresa, nell'identificare questi atleti.
D'altra parte non si riesce a capire perché gli atleti che non hanno voluto aderire all'iniziativa "Io non rischio la salute" siano stati esclusi dalla spedizione per Sidney mentre per quelli trovati positivi in primavera non sia stato preso nessun provvedimento.
Il Governo ha fatto poco sia perché non ha preso nessun provvedimento per quelle strutture universitarie che da anni sono all'avanguardia mondiale nelle pratiche dopanti, sia perché non ha esercitato l'adeguata funzione di controllo, ma sarebbe addirittura complice se in primavera avesse saputo dei fatti senza prendere le adeguate decisioni.
Il governo francese sta mettendo in discussione la più prestigiosa manifestazione sportiva nazionale e sicuramente una delle più importanti a livello internazionale, il nostro non può aver nascosto la testa sotto la sabbia per garantire la spedizione a Sidney.
Il problema sicuramente non è circoscritto nei nostri confini ed sicuramente difficile gareggiare in una competizione dove si presume che molte altre nazioni facciano uso di metodiche dopanti.
Il fatto che i nostri atleti sospettati non siano risultati positivi ai controlli antidoping durante i giochi olimpici la dice lunga sull'inadeguatezza dei metodi di controllo del C.I.O..
I buoni risultati ottenuti alle olimpiadi hanno riavvicinato molte giovani allo sport soprattutto nelle piscine invertendo quella tendenza di calo degli iscritti causata dalla paura dei genitori di portare i propri bambini in strutture dove si pratica sport agonistico.
Inoltre non ci sono adeguate conoscenze sul fenomeno doping nelle attività non agonistiche dove vengono assunte sostanze illecite e pericolose con faciloneria e pressappochismo.
Il Doping quindi oltre a minare il contenuto stesso dello Sport è diventato un serio pericolo per la salute pubblica.
Dobbiamo chiedere con forza una rapida approvazione di una legge nazionale che punisca in modo severo chi usa sostanze dopanti, ma anche chi induce al Doping, chi non esegue i controlli e chi, magari con fondi ed attrezzature pubbliche, fa ricerca finalizzata a scoprire nuove metodiche dopanti.
Vogliamo sapere i risultati delle decine di inchieste aperte sull’argomento.
Vogliamo sapere i responsabili nel C.O.N.I. e nel governo che hanno organizzato e coperto un uso sistematico di metodiche dopanti in molti atleti della nostra nazionale.

Dott. Antonio Alabiso